Chiara, 19 anni, Bologna.

Mecna, Blue Nox.
"Occhi socchiusi e mani quasi troppo fredde, si uniscono sotto delle coperte, tessuto leggero e braccia conserte.
Quando qualcosa diverte, qualcos'altro si perde, è una legge non c'è da chiedersi niente."
" Lui ogni tanto spariva, poi tornava. Le sue cose erano lì. Lei era solita riassumere la situazione in termini molto elementari.
Mi sono innamorata di uno stronzo, diceva. "
" Io, però, voglio l’amore.
Voglio il desiderio irrefrenabile di baciarsi tra la folla fottendosene del mondo. "

L’ultima volta che ti ho visto, stavo scappando da casa tua. Mi avevi detto una delle solite cose che mi facevano star male, così ho preso i vestiti da terra e mi sono rivestita, ho preso le scarpe e, correndo, me le sono messe nel corridoio, un po’ come in quei film americani, dove le donne in carriera si rimettono i tacchi dopo una notte. Quel giorno era un pomeriggio, uscendo mi sono dimenticata il cuore sul comò, i reni sul tavolo della tua cucina e i polmoni sotto al letto. Respiri corti. La milza me la sono ricordata, e mi ricordo che mi faceva male. Ho lasciato casa tua di fretta, perché non sopportavo di essere in quel luogo in quel momento, a respingere le lacrime e gli urli che avevo in gola. Ho sceso le scale veloce come un maratoneta alle Olimpiadi, ho dato il tiro e ho respirato l’aria. Saranno due mesi che non ci vediamo, non che questo mi pesi, sia chiaro. Ma mi viene, a volte, il pensiero di come sarà quando ci rivedremo, casualmente alla fermata dell’autobus, o in centro, o addirittura in coda in macchina. Chissà quando mi rivedrai cosa penserai. Forse che aono cambiata. Forse noterai che mi sono cresciuti i capelli e che si sono schiariti lasciando spazio a sfumature infermali, dal rosso fino al biondo. Chissà se riuscirai a vedere quel particolare che hai notato una notte, mentre mi guardavi dormire e chissà a cosa pensavi. Io dormivo, e ti sentivo accanto come uno scudo alle ingiustizie del mondo. Ti sentivo accanto e i miei sogni erano sereni, erano dolci e romantici come una bella ballata di chissà quale cantautore. Una volta, ti ho guardato io dormire. Gli occhi, coperti dalle palpebre, si muovevano veloci, e tu respiravi silenziosamente e tranquillamente. Chissà se hai mai pensato che la mia presenza fosse un bene. Chissà se hai mai dormito più rilassatamente quando ero con te. Poi uno scatto, e ad ogni scatto un mio sorriso. Poi a volte non riuscivo a trattenermi, e i sorrisi erano rumorosi e tu ti svegliavi e mi guardavi, sorridevi, mi stringevi un altro po’ e ti riaddormentavi. Col sorriso sulle labbra. Chissà se hai mai fatto caso alle piccole cose che succedono quando guardi un altro dormire. Ogni piccolo difetto, ogni più celato particolare viene fuori. Ti ho studiato come se fossi un libro, durante quei sonni, e mi sono innamorata perfino del battito regolare del tuo cuore. Chissà se, mentre guarderai lei dormire, ti verrà in mente che io, proprio in quel punto lì, avevo quel neo strano e carino che lei non ha. Chissà se sorriderai, chissà se penserai a me e chissà se un po’ ti mancherà la mia presenza. Per ora, non mi importa. Studia lei nelle dormite, e quando l’avrai studiata, ricordati di me.


" E quando avevamo le labbra screpolate con un taglio proprio al centro e mi chiedevi di non farti ridere perché ti faceva male. Ma puntualmente scoppiavamo a ridere. Ecco. Perchè ci si accorge sempre dopo delle cose che valgono davvero? "
" E non ci resta che scoppiare a ridere a dirotto.
E quando ci incontriamo fare finta di non vedersi e poi spararsi alle spalle. "
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re-noir:

Lei disse: “Dimmi qualcosa di bello” Lui rispose: “Parmigiana di melanzane”. E subito si chiavò, senza giri di parole e equazioni matematiche e frasi di Giulia Carcasi.

(via ilnostrocaloreprimordiale)


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" Io ho fatto marcia indietro ma non ho visto gli scogli, lo strapiombo e gli stormi, lo so non torni "
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